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Quattro immagini ricavate dal tg3 delle 14 di ieri
Oggi presento quattro immagini di un tg3 di ieri ricavate dalla versione fruibile per mezzo di un comune computer anzichè di un televisore. Come è noto, da qualche tempo la RAI ha organizzato un archivio dal nome azzeccato: Rai Click, che permette di rivedere alcune trasmissioni scelte, già trasmesse sui normali canali televisivi. Ci sono titoli molto popolari, come le indagini del commissario Montalbano o interviste di personaggi famosi apparsi in Che tempo che fa o... telegiornali, appunto, freschi, freschi. L'interessante è che possono essere guardate in qualunque momento del giorno e della notte e da qualunque parte del mondo.
La tecnica scelta da Rai click (e da altri come "youtube") per la diffusione su computer delle trasmissioni si chiama, in gergo, streaming ed è pensata perché uno di noi possa guardarsi in santa pace sullo schermo del suo PC, quando vuole o può, il programma telvisivo archiviato; tuttavia, se mai volesse salvarlo con semplicità sul suo disco rigido per usi futuri, come se si trattasse di un normale filmato in formato AVI o MPEG, non potrebbe farlo.
Guardare, ma non registrare, dunque.
Naturalmente, però, esiste anche la possibilità di scavalcare questo limite, seppure al prezzo di qualche complicazione. Se poi, con avidità insaziabile, si volessero anche ricavare immagini fisse dal filmato salvato sarà necessaria un poco di pazienza in più.
La strada che preferisco (ed ho usato per ricavare le quattro foto dal tg3 di ieri) si serve di un programma per il montaggio dei film, di uno per la cattura d'immagini ed in fine di uno per il fotoritocco. Niente di particolarmente esotico, in definitiva.
Sommersi dalle brutte immagini di politici e assassini, molte volte ci sfuggono le belle sequenze presenti nei servizi di bravi giornalisti e operatori che ci portano in casa con professionalità il mondo intero, talora rischiando la vita. La definizione delle immagini, purtroppo, è quella televisiva, non certo paragonabile a quella delle fotocamere digitali, anche le più modeste, ma sono pochi quelli che posso permettersi di andare a fotografare di persona una tempesta di sabbia o una manifestazione religiosa in Irak, con i tempi che corrono.
Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mar 30 gennaio 2007 Invia un commento all'autore "Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)
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Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) lun 29 gennaio 2007 Invia un commento all'autore "Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)
Ciarlatani sì, ma anche sadici? Sto parlando degli psicologi che aggiungono una perla alla vasta aneddotica vera sul loro conto. Secondo una notizia riportata oggi dalla Reuters, lo psicologo australiano Bruce Beaton protestando la propria innocenza di fronte alla Corte distrettuale dell'Australia occidentale, ha sostenuto che l'aver messo un collare da cane ad una sua paziente ventiduenne, imponendole di chiamarlo "padrone" rientrava perfettamente nelle linee guida etiche della Società Psicologica Australiana. Arrestato in flagrante dalla polizia mentre "tarattava da cane" la sua paziente si è giustificato dicendo che altri trattamenti più blandi non avevano sortito alcun effetto sulla giovane bulimica che aveva in cura, pertanto... che doveva fare? "In definitiva, non l'ho mica picchiata" ha dichiarato alla corte "in questo caso sì che avrei contravvenuto all'etica professionale".
Chissà se i giudici australiani gli hanno risposto: "... ah, be', allora vada pure. Ma stia attento in futuro perché la nostra legge è molto severa con chi maltratta gli animali domestici."
Purtroppo la notizia non riporta l'esito del processo; rimarremo con la nostra curiosità.
Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) dom 28 gennaio 2007 Invia un commento all'autore "Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)
Acchiappato un ladruncolo abituale... per le mutande. A Covington negli Stati Uniti, da tempo i poliziotti locali facevano la posta ad un sedicenne individuato come l'autore di numerosi furti nei negozi della zona, ma non riuscivano mai ad acchiapparlo, finché non è stato tradito dal suo stesso arnese del mestiere: le mutande, dentro le quali ficcava al volo la refurtiva. Il suo errore madornale è stato quello di mettersi, anche nell'esercizio delle sue funzioni, mutande e calzoni a vita bassa che nel clou della fuga gli sono scivolati in giù fino alle ginocchia, facendolo capitombolare.
Ho sempre sospettato che i bragoni a vita bassa fossero degli aggeggi scomodi e pericolosi, ma non fino a questo punto. Sull'etichetta, insieme alle altre sciocchezze e fandonie, dovrebbero scrivere chiaramente "articolo sconsigliato ai taccheggiatori abituali"
Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) sab 27 gennaio 2007 Invia un commento all'autore "Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)
Restiamo ancora in Cina con questa simpatica foto scatta ieri una scuola materna di Baokang e publicata oggi dalla Reuters.
Due aspetti dell'immagine colpiscono particolarmente: il bracere al centro dell'aula come unico mezzo per combattere il freddo in questo asilo della provincia di Hubei nella Cina centrale e, meno evidente al primo colpo d'occhio, ma molto più impressionante, il grande squilibrio fra bimbi e bimbe.
Dopo trent'anni di rigorosa politica di contenimento della natalità, a tutto sfavore delle neonate femmine, i cinesini d'oggi sono quasi tutti maschietti. Non voglio soffermarmi sul tragico destino delle bimbe che è un pugno nello stomaco intollerabile per il nonno di una amatissima nipotina di due anni, ma sul prossimo futuro di una popolazione prevalentemente maschile quale non si è mai verificata, neppure dopo le guerre tradizionali più sanguinarie, quelle in cui morivano in battaglia o in tricea i poveri soldati al fronte e non i civili nelle proprie case, come sta accadendo ora in queste guerre moderne, combattute con armi intelligenti.
Fra quindici o vent'anni le belle bimbette imbacuccate che vediamo scaldarsi le manine al focolare potranno scegliere fra quattro o cinque spasimanti, come minimo, se mai decideranno di accoppiarsi stabilmente con un loro coetaneo, oppure, le più coraggiose potranno scegliersi un harem a buon mercato, come i sultani d'altri tempi, ma a parti invertite.
In prospettiva, per i giovanotti cinesi, desiderosi di una compagna stabile, è aperta la caccia alla "nubile d'oro", versione cinese aggiornata degl'intrighi e delle manovre patetiche che le madri borghesi nelle commedie di Gilberto Govi facevano per accalappiare lo scapolo d'oro, a cui maritare la propria figlia e scongiurarne l'onta dello zitellaggio.
C'è solo da sperare che i ragazzi cinesi di domani vivano allegramente la condizione di single, perché sarà la sorte di molti di loro, a meno che non organizzino un ratto delle Sabine in grande stile o, più prosaicamente, se le comprino, come da tempo fanno tanti stagionati valligiani delle nostre Alpi con le morette di Santo Domingo e dintorni, molto adatte alla vita in alta montagna.
Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) gio 25 gennaio 2007 Invia un commento all'autore "Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)
BEIJING (Reuters Life!) - A Chinese thief has returned a mobile phone and thousands of yuan he stole from a woman after she sent him 21 touching text messages, Xinhua news agency said on Monday.
Leggo questa notizia sulla Reuters di oggi. Cliccando sulla sintesi in inglese qui sopra accederai all'intero articoletto: vale la pena di leggerlo. Se non ne hai voglia, si tratta di questo, in poche parole:
Un'insegnate di scuola media cinese viene scippata da un ragazzo in motorino della borsetta contenente telefonino, documenti e l'equivalente di seicento euro in contanti. Invece di denunciare la rapina alla polizia, prova a chiamare il malandrino che aveva intascato il suo telefonino. Nessuna risposta. Senza scoraggiarsi comincia tempestarlo di messaggini (21!) in cui gli manifesta tutta la sua comprensione per il brutto momento in cui il ragazzo deve trovarsi per essersi lasciato andare ad una azione del genere; lo prega di tenersi i soldi se ne ha un bisogno così pressante, ma di restituirle almeno il resto. Gli dice anche che la cosa più importante è che si ravveda e non continui sulla brutta strada. Nessuna risposta, finché un bel mattino, come nelle favole, trova nel suo cortile una busta con la sua borsetta completa di tutto il contenuto, proprio tutto, accompagnato da un bigliettino di scuse, una richiesta di perdono e la promessa di ravvedersi, toccato da tanta e tale tolleranza.
Questo nella Cina orientale oggi, qui a Bologna lo scorso anno, invece, un'amica mia è stata derubata da un magrebino pie' veloce del solo telefonino sotto un portico centralissimo e affollato; fattasi prestare un cellulare, lo ha chiamato subito pregandolo di restituirle il telefonino e chiudere così la faccenda, ma non ha ottenuto nient'altro che lo spegnimento immediato dell'apparecchietto, incautamente lasciato acceso dal ladro, svelto di mano, ma non di testa. Naturalmente questa notizia non è stata ripresa da nessuna agenzia di stampa: purtroppo, è la normalità e quindi "non fa notizia", come si dice.
Cosa pensi della vicenda cinese, caro lettore?
- Le favole esistono - La persuasione ed il buon esempio, finiscono sempre con il prevalere - Si prendono più mosche con il miele... - I cinesi? Valli a capire - Altro
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Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mer 24 gennaio 2007 Invia un commento all'autore "Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)
Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) ven 19 gennaio 2007 Invia un commento all'autore "Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)
L'amore materno esiste ancora (fra gli orsi)
Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) lun 15 gennaio 2007 Invia un commento all'autore "Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)
Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) sab 13 gennaio 2007 Invia un commento all'autore "Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)